Il sogno della Regione Friuli
La Società Filologica Friulana ha deciso di celebrare il settantesimo della Regione Friuli Venezia Giulia, riconosciuta come ente di diritto pubblico il 27 giugno 1947, con una iniziativa sicuramente innovativa: una mostra su pannelli, ideata dal professor Gianfranco Ellero, per coniugare volti, immagini e pensieri degli autonomisti che sognarono la Regione (del solo) Friuli nel biennio 1946-1947.
La mostra vuol essere un omaggio a tutti coloro che allora lottarono per una meta importantissima, ma in particolare a Tiziano Tessitori, che fu anche Presidente della Società.

Il filo conduttore dell’esposizione prende le mosse dalle parole del “padre della regione”, che possiamo leggere su “Libertà” (quotidiano del Comitato di Liberazione Nazionale per la Provincia di Udine) di metà luglio 1945:
«Ora si pone il problema se tra queste entità regionali debba annoverarsi anche il Friuli. Se la si considera sotto l’aspetto storico è indubbio che la terra friulana fu sempre ritenuta una vera entità di importanza politico-militare autonoma. Così la ritennero i romani, che vi dedussero colonie e mai riuscirono a domare completamente la schiatta indigena dei carni; così la considerò Alboino che vi costituì un ducato longobardo; tale fu considerata sotto i franchi e poi lungo tutto il medio evo, allorché divenne Stato vero e proprio durato sino al principio del secolo decimoquinto. E quando Venezia se ne impossessò, il Friuli non perdette la sostanziale sua autonomia giuridico-amministrativa e per Venezia restò, fino a Napoleone, la patria per antonomasia».

Tessitori, nel formulare il suo progetto, capitalizzò quindi un patrimonio storico che legittimava l'istanza di autonomia amministrativa, e la mostra riserva a questo patrimonio la metà dei pannelli in esposizione, intitolati: “Autonomismo istintivo”, “Autonomismo storico”, “Autonomismo religioso”, “Autonomismo linguistico” …

La seconda parte è riservata alle lotte del periodo 1945-1947 e impietosamente mette il dito nella piaga: i veri nemici dell’autonomia del Friuli stavano proprio in Friuli.
A Roma, infatti, la Seconda Sottocommissione della Costituente riconobbe la Regione del Friuli il 18 dicembre 1946: Udine sarebbe stata la capitale di una regione che avrebbe dovuto accogliere gli sfridi della Venezia Giulia lasciati all’Italia dal Trattato di pace (allora non ancora firmato).

Un pannello è riservato al “Messaggero Veneto” del 19 dicembre 1946, che alterò il nome della Regione annunciando la nascita della Regione Giulia Friulana, con Udine capitale provvisoria in attesa di Trieste!
L’ultimo pannello, riservato ai nuovi autonomisti degli anni Sessanta (Fausto Schiavi, Gino di Caporiacco…), spiega anche il titolo della mostra: la nuova ondata autonomista nacque perché il sogno della Regione Friuli non divenne realtà. 

L’esposizione, allestita a Udine nella “cjanive” della Società Filologica (ingresso da via Manin 18/a) si potrà visitare fino al 21 dicembre dal lunedì al venerdì (esclusi festivi) dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18. Il volume che accompagna la mostra, con contributi di Lucia Comelli, Gianfranco Ellero e Giuseppe Mariuz, sarà presentato a Roma, nella sede di rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia in piazza Colonna, mercoledì 13 dicembre in un incontro organizzato in collaborazione con Ente Friuli nel Mondo e con il Fogolâr Furlan della capitale. Entrambe le iniziative rientrano in “Identità e autonomia. Dibattito sul Friuli di ieri e di oggi”, progetto promosso per il secondo anno dal Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. 


 
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