A Roma

CELSO MACOR. UNA VOCE DAL FRIULI PER NOI TUTTI

Mercoledì 12 novembre 2025
12.00
Roma, sede di rappresentanza della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Piazza Colonna 355, piano secondo

Impiâ peraulis (Accendere parole) è un ciclo di poesie del 1980, scritto in una varietà del friulano orientale nativo dell’autore, accompagnato dalla traduzione italiana dello stesso Celso Macor. 
È un canto accorato, ma del tutto privo di sentimentalismo per l’inarrestabile scomparsa del vecchio mondo contadino friulano, con il suo cosmo di valori morali ed estetici; un processo accelerato dal terribile terremoto del 1976. È anche la resistenza di un intellettuale, a volte scoraggiata, a volte adirata, contro le derive di un nazionalismo cieco, lo sviluppo di un consumismo irrazionale e l’omologazione spietata di ogni differenza culturale ed etnica che minaccia l’identità del Friuli e dei suoi vicini sloveni.

La Società Filologica Friulana ha pubblicato una nuova edizione quadrilingue di questa raccolta poetica (in italiano, friulano, tedesco e sloveno), nata in occasione del centenario della nascita dell’autore e dell’anno culturale europeo condiviso tra  Gorizia e Nova Gorica, a lungo separate dalla Cortina di Ferro. Macor non poté più vedere realizzata la sua visione di un dialogo senza frontiere: questo libro è un omaggio alla sua voce.

Mercoledì 12 novembre alle ore 12 il volume verrà presentato a Roma, nella sede di rappresentanza della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia in piazza Colonna 355
Interverranno Renate Lunzer (Università di Vienna) e Gabriele Zanello (Università di Udine)
Intermezzi musicali di Giulio Chiandetti (chitarra) e Giorgio Marcossi (flauto traverso)
Ingresso libero

Celso Macor (1925-1998), figlio di un contadino e oste del Friuli, fu giornalista, scrittore, poeta e uomo politico di tempra singolare. Sia con la sua opera letteraria, sia come capo ufficio stampa della città di Gorizia e come pubblicista poliedrico, egli fu tra i pionieri dell’avvicinamento e del dialogo fra tre culture — quella friulana, quella slovena e quella tedesca — in una regione di confine lacerata da due guerre mondiali. Un’etica di convinzione intransigente e una radicale franchezza nel pensare, nello scrivere e nell’agire segnarono il suo confronto con il passato e il futuro di questa terra nel cuore d’Europa, nonché con le vicende della sua gente.
Oltre ai testi legati al paesaggio e alla montagna — Macor fu un esperto alpinista —, parti considerevoli della sua opera si trovano in I fucs di Belen (I fuochi di Beleno), Gorizia 1996, nonché nella Trilogia Isontina a cura di Rienzo Pellegrini e in Svualâ senza slaifs (Volo senza catene), a cura di Gabriele Zanello, Udine 2018.

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